Relazione introduttiva – Presentazione Proposta di Legge – conferenza stampa 22/11/2010

di Tiziana Scalco

Oggi presentiamo una proposta  di legge sulla parità e la non discriminazione tra i generi nell’ambito della pubblicità e dei mezzi di comunicazione.

E’ una proposta che tiene in considerazione entrambi i generi pur coscienti che il maggior sfruttamento dell’immagine cade in capo al genere femminile, ma le riflessioni di questi i mesi di lavoro, ci hanno convinto di quanto la stessa mortificazione ha ricadute in maniera decisa e oggettiva su entrambi i generi.

Che si mostrino corpi femminili ammiccanti e disponibili all’uso, mortifica anche il genere maschile, che viene a sua volta visto come l’acquirente, di questa disponibilità.

Abbiamo riflettuto su quale immagine vuole identificarsi un uomo, un cittadino:

sull’acquirente di un prodotto che insieme all’auto si compra il contenuto del reggiseno della modella messa a fianco di quell’auto?

Oppure un uomo moderno che sia portatore di idee e valori all’altezza della sfida dei tempi e della maturità di una società che richiede ormai da tempo di ripensare ai quei valori di dignità che ogni uomo e ogni donna ha diritto di chiedere?

Noi non pensiamo che se l’immagine femminile viene distorta e rappresentata attraverso stereotipi volgari, sia un affare che riguarda solo le donne…E’ nostra convinzione  che riguardi tutti, uomini, donne, bambini e bambine, adolescenti.

Sgombrerei subito il campo dai giudizi superficiali di molti politici che definiscono questa nostra azione come figlia di un’antica e superata battaglia  femminista.

Come se invece pubblicizzare una collezione moda con l’ immagine di una ragazzina a terra tra frutta e verdura, con aria ammicante e un cetriolo in mano sia segno di una mente vivace e moderna

L’idea di fondare il Comitato Immagine Differente viene da un impegno secolare della Cgil che da sempre è impegnata sui temi delle pari opportunità e del lavoro, per una cultura del rispetto e della dignità della persona .

Unirci alle associazioni DonneInQuota e Amiche di ABCD, impegnate a loro volta sui temi della violenza e del rispetto del talento femminile,  è stato per noi il primo passaggio di quell’azione a cui intendiamo dare vita oggi, di messa in rete delle sensibilità più  attive e vive che stanno dentro la società italiana e che ogni giorno lavorano per affermare diritti e libertà contro ogni forma di violenza e di sopraffazione, anche quelle dettate dal libero mercato, il quale non può sottrarsi alle regole del rispetto e della salvaguardia della persona

L’Italia  soffre di un rallentamento cronico rispetto ad altri paesi europei che si sono dotati già da tempo di regole chiare che affermano la pari dignità e le pari opportunità dei generi nella pubblicità e nei media..

Perché una legge? Perché purtroppo registriamo che nonostante l’impegno di molti, la cultura del rispetto è venuta via via a mancare e oggi è alla sua espressione più umiliante.

In una società che sta dando quotidianamente spettacolo di bassa cultura e rispetto della persona,  pensiamo che  le sole regole dell’Istituto di autodisciplina della pubblicità non siano sufficienti.

Lo stesso scenario politico recente  ci ha convinte che è giunto il tempo di fare qualcosa di concreto.

La legge è lo strumento che ci consente di aprire un dibattito politico forte, che impegni tutti su una battaglia di civiltà fondata sul rispetto delle diversità, imponendo le parole chiave di uno sviluppo sano della nostra cultura della società di oggi e di domani.

Lo scenario che si presenta  attraverso le immagini sui giornali,sui muri delle nostre città, nelle trasmissioni televisive, su internet, sono  l’imprinting di una cultura assuefatta che rischia di convincersi che ciò che viene rappresentato attraverso  certi spettacoli e  certe immagini di figure maschili e femminili, siano ormai la normalità. Senza sapere quanto invece incidano sul proprio comportamento e sulle azioni che ogni giorno compiamo dentro la vita reale. Noi riteniamo che l’immagine sessista e stereotipata delle donne e degli uomini nei media italiani, giornali, film, telefilm e pubblicità sia direttamente correlata alla violenza.

Siamo di fronte alla realtà virtuale che avvilisce l’identità collettiva della donna e dell’uomo, la mortifica e la sostituisce in quanto corpo di donne e uomini “usati” come merce per veicolare messaggi sessisti e violenti in cui la proposta sessuale è sempre più’ evidente e provocante,a volte estrema, dove spesso è la donna a offrirsi come merce sponsorizzata e l’uomo ad acquistare.

Ci riconosciamo dentro questa immagine??

Vogliamo tenerci questa immagine o crediamo ci sia un’immagine differente da proporre ?

Le immagini costituiscono un potento canale di trasmissione di valori e disvalori che incidono fortemente sull’educazione e sulla crescita delle persone, veicolando e creando stereotipi difficili da estirpare.

Come la vogliamo questa società? Capace di costruire una vita di relazione fondata sul rispetto e la dignità per tutti o su una  società in guerra? Dove dobbiamo trovare anche  risposte alla violenza proposta dai media e dalla pubblicità?

La convinzione condivisa con DonneInQuota e Amiche di ABCD che la regressione culturale attuale non ha più possibilità di essere modificata senza uno strumento legislativo forte, che crei la strada per una cultura del rispetto e della condivisione, è stata la motivazione che ci ha unito e per la quale abbiamo fondato il Comitato “Immagine differente”.

L’idea di dotarci di una legge è nata dalla consapevolezza che tutti i nostri interventi, se non supportati anche da una legislazione cogente con  regole chiare,  non bastano più.

Il malessere diffuso dentro la nostra società, la violenza che spesso la attraversa, la confusione e la mancanza di indignazione,  ci conferma il bisogno forte di “immagini differenti”, di modelli sani da proporre.

Abbiamo sentito  il desiderio di un atto concreto, nel comune convincimento che  la comunicazione svolga un ruolo di primo piano nella creazione di stereotipi di genere e che le azioni messe in campo sinora non siano più sufficienti da sole.

Ci aspettiamo che sia la politica ad occuparsene.

Sempre che il Parlamento torni ad essere il luogo di governo democratico del Paese.

Lo scenario politico attuale come ci dirà l’On. Mosca non sta dando le risposte di cui il Paese avrebbe bisogno, ma continuiamo a credere che non ci siano altri luoghi deputati a dettare le regole

Chiediamo  l’impegno concreto di chi ci rappresenta, sapendo che le risposte devono  vedere uomini e donne di tutti i segni politici, perché i diritti civili debbono rappresentare un’idea condivisa di società,  non  di un genere o dell’altro,  non di una parte politica o dell’altra, ma di tutti.

La nostra proposta di legge è al suo primo giorno di vita.

Oggi è l’inizio di un percorso che richiederà un massiccio  impegno  per far conoscere i  contenuti della legge  e per sostenerne l’iter parlamentare.

La proposta di legge dovrà essere divulgata, vogliamo diventi un messaggio di forte iniziativa sociale e culturale., perché raccoglie le parole e l’impegno di uomini e donne che su questi temi hanno lavorato e si sono impegnati.

E’ un fatto concreto, chiediamo sostegno e condivisione.

Il Comitato si occuperà di promuovere iniziative  e sostenere il percorso parlamentare,  ma chiediamo anche che la politica faccia la sua parte e oggi qui chiediamo all’Onorevole Alessia Mosca l’impegno di farla conoscere e di allargarne il consenso a tutte le forze politiche in Parlamento.

Sappiamo bene quanti limiti anche una legge può avere, quanti incidenti di percorso, quanta difficoltà per farla vivere e condividere……Sappiamo anche molto bene che non sarà solo  attraverso una legge che la società cambierà la sua mentalità, ma  siamo convinte che può fare molto.

Il problema del cambiamento culturale  ha tempi lunghi e avremo bisogno di alleanze con altre donne e  con altri uomini.

Chiediamo alla politica di occuparsene, ma  anche alle  donne e agli uomini di questo paese di fare altrettanto.

Lo chiediamo ai media, agli istituti di vigilanza preposti a salvaguardare le regole pubblicitarie, alle amministrazioni comunali, alle istituizioni, alle agenzie pubblicitarie, ai palinsesti televisivi.

Chiediamo anche a loro di tornare ad indignarsi. Troppe vicende stanno calpestando dignità e vita della nostra quotidianità fatta di uomini e donne che si impegnano che lavorano che credono nelle loro potenzialità creative…..i talenti di uomini e donne sono mortificati da questi stereotipi, ignorando quanto questo pesi realmente sulla loro realizzazione come donne e uomini

Vogliamo un mondo nuovo e moderno, rispettoso, civile.

A noi non piace andare a vedere gli spogliarelli  e diventare delle assatanate del perizoma maschili la sera dell’8 marzo.

La vita privata deve essere libera e tutelata, ma quando l’atto sessuale viene alluso e ammiccato per strada e in tv l’immagine della donna, in particolare, di ragazze in “vendita”,  è violenza che ne anticipa altre, sulla pelle delle donne stesse, per strada e  in famiglia.

Questo non lo diciamo  solo noi, ce lo dicono i dati sulla violenza che sono sempre troppo alti e allarmanti, ce lo dice la risoluzione europea del 2008, ce l’ha ribadito il Presidente Napolitano.

Ed è anche perché stanche di sentire allarmi e non vedere atti concreti che ne impediscano il dilagare, che abbiamo pensato alla necessità di dotarci di una legislazione, in linea con altri Paesi europei che, al contrario dell’Italia, hanno leggi e regolamenti sull’utilizzo dell’immagine dei corpi in pubblicità e nei media.

Abbiamo anche pensato  ai bambini, alle bambine, alla spazzatura che vedono, alle immagini e alla tv che spesso veicolano quanto di peggio esista.

Crediamo che non basti più solo denunciare, servono scelte efficaci e concrete che, con pazienza, nel tempo ,  possano dare dei risultati.

Questa per noi è una battaglia sui diritti civili,  fondamentale anche per arginare quella facile allusione che ci sta scivolando accanto, creando immagini mistificate dove anche il ruolo delle escort viene fatto arrivare alle ragazze quasi come una professione a cui ambire,  dai facili guadagni.

Immagini e messaggi artefatti,  di belle donne eleganti e ben truccate a fianco di uomini potenti e ricchi…trasmettendo  l’illusione che questi ultimi siano una sorta di attori alla stregua di un giovane Richard Gere e non, come invece spesso accade nella realtà,  uomini di tarda età con calvizie  e in sovrappeso…..

Serve riportare il valore dello studio e del lavoro di giovani e meno giovani al centro di una battaglia sui diritti di una società che oggi è repressa e mortificata nei suoi talenti e nelle sue professionalità.

Il lavoro nella televisione e nella pubblicità può  offrire molto di più, ma nel rispetto e nella salvaguardia della dignità di donne e uomini che non per forza debbono perderla mostrando i loro corpi nella maniera peggiore.

Noi crediamo che la pubblicità, le trasmissioni televisive, radiofoniche e tutti i mezzi della comunicazione utilizzati nel nostro tempo,  possano  rappresentare e raccontare in maniera differente, i corpi e  i ruoli maschili e femminili,  senza che questi perdano nulla della loro bellezza, anzi acquisendone ancora maggiore significato e contenuto, senza esserne umiliati.

La bellezza dei corpi sta nell’arte, non nell’uso che ne viene fatto con la costante allusione alla disponibilità e all’atto sessuale. Attraversare lo spazio pubblico, con immagini di corpi o parti del corpo ammiccanti, abbinate a prodotti commerciali, favorisce un linguaggio e un immaginario che impediscono la crescita e la cultura del rispetto della persona .

Questo è ciò che abbiamo scritto nel nostro appello ed è questo  che vi chiediamo di condividere.

Vi chiediamo di sottoscriverlo e divulgarlo.

L’ambizione del nostro Comitato è di riuscire a fare rete fra le tante voci che nel mondo delle associazioni, della cultura e della politica, su questi temi si stanno  impegnando.

Unirci in una comune battaglia civile che ci veda in tanti a sostenere che le idee non possono diventare pure immagini traducibili in brevi ed efficaci spot,  come scrive nel suo ultimo libro Iaia Caputo, ma tornino ad essere la forza rigeneratrice e la libertà del genere umano.

Prima di chiudere voglio ringraziare, a nome del Comitato tutti i presenti, i relatori, le relatrici, la stampa,  ma in particolare le professioniste che hanno lavorato al  progetto di legge:

La Professoressa Marilisa D’Amico, le avvocate Annalisa Rosiello,  Francesca Garisto e Ileana Alesso.

Ultimo, ma non certo per importanza, l’Avvocato Massimo Clara, che nonostante si fosse dichiarato non convinto sino in fondo dell’iniziativa, lungo il percorso, ha  colto e condiviso la validità e il fondamento giuridico del lavoro, modificando l’iniziale titubanza in parte attiva e propositiva del progetto di legge.

Un ringraziamento va inoltre alla Dott.ssa Benedetta Liberali per il suo preziosissimo contributo e infine alle colleghe Maria Costa del Centro donna della Camera del Lavoro e Debora Migliucci nostra preziosa collaboratrice all’Archivio Storico della Camera del Lavoro di Milano.

Chiudo chiedendovi di  dedicare questa iniziativa a tutte le donne vittime di violenza, in Italia e nel mondo .

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