Archivio per 10/08/2013

Proposta di legge del Comitato Immagine Differente – a che punto siamo?

La proposta di legge del Comitato IMMAGINE DIFFERENTE è stata ripresentata il 30 luglio 2013.

E’ la numero 1450 e nella vigente legislatura non è stata ancora assegnata alle commissioni in quanto a giugno e luglio, c’è stato un grande afflusso di proposte di legge e l’attività degli uffici legislativi della camera è andata molto al rilento.

Ci auguriamo che prossimamente possa essere indirizzata in commissione e per questo motivo vi chiediamo di continuare a seguire le nostre attività i e a sostenerla con le vostre firme.

Riportiamo qui sotto il relativo link internet sul sito della camera dove verranno riportati tutti gli sviluppi dell’iter della legge.

Atto Camera: 1450
Proposta di legge: POLLASTRINI e MOSCA: “Norme in materia di parità e di non discriminazione tra i sessi nell’ambito della pubblicità e dei mezzi di comunicazione” (1450)

http://www.camera.it/leg17/126?tab=&leg=17&idDocumento=1450&sede=&tipo=

 

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Cambiamo l’immagine delle donne – I 10 punti proposti dalle giornaliste della “27esima Ora”

Cambiamo l’immagine delle donne. Cominciamo noi della pubblicità

«Il femminicidio è l’ultimo atto di una filiera di comportamenti, pensieri, stereotipi che vengono da molto lontano»

I 10 punti proposti giorni orsono dalle giornaliste della “27esima Ora” costituiscono una vera boccata d’ossigeno per l’impostazione che auspica una modalità rigorosa, asciutta e sensibile nel fare informazione su temi delicati, come ad esempio la violenza sulle donne. Assai confortante, poi, è lo scoprire che le 10 riflessioni coincidono quasi alla lettera con quelle alla base della grande campagna sulla parità di genere che la Fondazione Pubblicità Progresso proporrà per il biennio 2014-2015, ritenendo il femminicidio l’ultimo atto di una filiera di comportamenti, pensieri, stereotipi che vengono da molto lontano.

Promossa su impulso delle donne presenti nel CdA della Fondazione in rappresentanza degli utenti pubblicitari e delle agenzie (Giovanna Maggioni, UPA – Rossella Sobrero, Assocom – Donatella Consolandi – Unicom), si prevede che la campagna debba durare almeno due anni per poter incidere seriamente sul comune sentire. Nell’ideazione e nella produzione sono coinvolti Young & Rubicam, Burson Marsteller, Isobar, Istituto Piepoli, ComboCutFilm, MPG e Media Club. La campagna parlerà sia alle donne che agli uomini: le prime verranno invitate ad acquisire maggiore autostima, i secondi verranno invitati a riflettere sul fatto che privarsi della genialità femminile è puro autolesionismo.

Da un lato si proverà che sottovalutare la discriminazione verso il genere femminile è già una parte del problema, dall’altro si cercherà di promuovere un diffuso atteggiamento di valorizzazione delle diversità.

Sempre più convinti che non basta qualche spot di pochi secondi per modificare comportamenti o stereotipi radicati, anche questa nuova campagna prevede un uso massiccio dei social network, che ben si prestano a coinvolgere a fondo le persone. Tutte le nuove attività che negli ultimi anni Pubblicità Progresso ha messo in piedi grazie ad un generoso e professionale volontariato, oltre che al lungimirante sostegno della Fondazione Cariplo, verranno investite della responsabilità di promuovere l’ambizioso progetto. Si è già riunito il network Athena (i docenti universitari amici di Pubblicità Progresso, oltre 50 di altrettante università di tutta Italia) con l’obbiettivo di coinvolgere i propri studenti – a seconda delle facoltà – nell’ideazione di iniziative di marketing sociale non convenzionale, flashmob, video virali, corti, infografica, ricerche sociali, articoli, racconti.

La mediateca on-line di Pubblicità Progresso (che conta oramai oltre 2500 campagne sociali selezionate tra le più creative e performanti del mondo) offrirà spunti di confronto con quanto di meglio si fa nei vari Paesi per promuovere la parità. Cuore della campagna sarà un portale di servizio che aiuterà le donne (e anche gli uomini) a reperire aiuti e sostegni concreti nel campo del lavoro, della famiglia, della scuola, dell’educazione, dell’informazione, della cultura, dello spettacolo e anche sulla questione della violenza.

Stiamo coinvolgendo artisti, autori e cantanti (maschi e femmine) in una corale iniziativa in grado non solo di spingerli a trattare il tema, ma anche di raccogliere fondi da destinare a borse di studio per ragazze meritevoli che non hanno i mezzi per continuare gli studi.

Cercheremo di coinvolgere reti televisive, testate giornalistiche e di approfondimento nei moltissimi progetti collaterali, tra cui un libro con i racconti dei carcerati che hanno fatto violenza, così da essere aiutati a meglio comprendere i reconditi motivi delle loro azioni.

La campagna verrà presentata durante la nona Conferenza Internazionale della Comunicazione Sociale che si terrà a Milano all’Università IULM il 18 novembre, interamente dedicata alla parità di genere, e a cui parteciperanno ospiti da tutto il mondo. Un impegno enorme, svolto gratuitamente ma con molti più costi che in passato, motivo per cui faremo anche appello alle imprese sensibili alla CSR– segnatamente quelle della moda – perché aiutino Pubblicità Progresso in questo epocale progetto a favore del raggiungimento di quella reale parità di genere capace di far crescere la società.

Pubblicato dal blog del Corriere della Sera “La 27esima Ora” – Leggi l’articolo completo.

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Massimo Guastini – Se Laura Boldrini è incompetente lo sono anche Onu, Cedaw e Parlamento Europeo

Il Comitato Immagine Differente aderisce e sostiene quanto scritto da Massimo Guastini, Presidente dell’ADCI – “L’Art Directors Club Italiano. La libera associazione dei creatori di contenuti.”
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Se Laura Boldrini è incompetente lo sono anche Onu, Cedaw e Parlamento europeo.
Pubblicato il da Massimo Guastini

Mi ero ripromesso di restare fuori dalla gazzarra generata dalla chiacchierata tra Giuseppe Cruciani e Guido Barilla.L’indegna deriva denigratoria, ai danni della Presidente della Camera, mi crea però un profondo disagio. Civico e umano. Impossibile assistere in silenzio.L’intervista di Cruciani a Guido Barilla è stata chiaramente concepita per creare un bel vespaio intorno alle dichiarazioni rilasciate da Laura Boldrini, il 24 settembre, al convegno “donne e media”.Per chi non lo sapesse, l’Onorevole Boldrini si era dichiarata sconcertata dagli spot ancora ancorati allo stereotipo mamma-moglie che serve la famiglia a tavola.Non è difficile immaginare il tenore dell’invito rivolto da Cruciani a Guido Barilla: “Laura Boldrini ce l’ha con i suoi spot pubblicitari, vuole venire in trasmissione a parlarne?”

Poi, la registrazione della puntata è andata come sappiamo tutti. Tanta di quella “carne al fuoco” che in redazione si saranno leccati le dita. Quasi non sapevano scegliere il piatto forte.

Il 26 settembre mattina, alle 11.57, il mittente “G La Zanzara” ha inviato alla propria mailing list un’anticipazione sulla trasmissione prevista nel tardo pomeriggio.

Per brevità riporto solo la “subjectline” della email arrivata in bold:

Guido Barilla (presidente gruppo Barilla) choc a La Zanzara su Radio24: “Mai spot con una famiglia gay, sono per famiglia tradizionale”.
“In azienda abbiamo concetto sacrale della famiglia”. “Gay? Rispetto tutti, basta che non disturbino gli altri”

Lo stesso mittente, il giorno dopo, tra le 15.13 e le 15.14 ha inviato altre due email. Questi gli “urli” sparati in subject line e sempre in bold:

1. Guido Barilla (presidente gruppo Barilla) a La Zanzara su Radio 24 attacca la Boldrini: “Boldrini? Non sa nulla di pubblicità, patetica”. “La Boldrini fa danni a se stessa”

2. Guido Barilla (presidente gruppo Barilla) a La Zanzara su Radio 24 difende Berlusconi: “Berlusconi sarebbe un testimonial perfetto”. “Marina Berlusconi e Barbara fuori dalla politica, altrimenti le ammazzano”. “Berlusconi ha sofferto per magistratura”.

Salto le opinabili divagazioni sui gay e su Berlusconi perché, a differenza di Cruciani, a me interessa restare concentrato sulla questione discriminazioni di genere, generosamente perpetuate in Italia dall’intero sistema dei media (quindi anche dalla pubblicità) oltre che dai livelli più alti delle istituzioni, durante il regno di Berlusconi I.

Contrariamente alle opinioni personali di Guido Barilla e dello stesso Cruciani, la nostra Presidente della Camera si dimostra, da tempo, più competente e attenta alla comunicazione rispetto a gran parte degli operatori di settore.

Ecco cosa ne pensa invece Giuseppe Cruciani. Minuto 35 e 55” della puntata trasmessa il 26 settembre:

Il Signor Barilla, poco prima di fare le affermazioni che ha fatto sulla vicenda degli spot omosessuali ha detto una cosa sacrosanta…cioè che il Presidente della Camera Boldrini non può permettersi di rompere le balle…ovviamente non ha detto così questo lo traduco…di rompere le balle sulla vicenda degli spot della donna che serve a tavola eccetera….non è sua competenza. Addirittura ha detto (Guido Barilla) che è patetica…poi manderemo tutto in onda…perché questa cosa qui ce la siamo dimenticati e su questo aveva ragione al 100%.

Il Signor Cruciani, oltre che incompetente in materia pubblicitaria, si rivela poco informato o fa finta di non sapere nulla delle richieste mosse da Cedaw e Onu all’Italia. Per non parlare della “Risoluzione del Parlamento europeo sull’impatto della pubblicità e del marketing sulla parità tra donne e uomini“.

Non credo di dover spiegare cosa sia l’Onu. Vale forse la pena di ricordare cosa sia Cedaw, il più importante strumento internazionale giuridicamente vincolante in materia di diritti delle donne.

Nel 2005 Cedaw si definiva “profondamente preoccupato dalla rappresentazione data delle donne da parte dei mass media e della pubblicità (in Italia), per il fatto che viene ritratta come oggetto sessuale e in ruoli stereotipati”.

Nel 2011, lo stesso Comitato CEDAW esprimeva il proprio disappunto per il mancato sviluppo di “un programma completo e coordinato per combattere l’accettazione generalizzata di ruoli stereotipati tra uomo e donna”, e ribadiva la propria profonda preoccupazione “per la rappresentazione della donna quale oggetto sessuale e per gli stereotipi circa i ruoli e le responsabilità dell’uomo e della donna nella famiglia e nella società”.

Questi stereotipi, aggiungeva il Comitato CEDAW “contenuti anche nelle dichiarazioni pubbliche rese dai politici, minano la condizione sociale della donna, come emerge dalla posizione svantaggiata delle donne in una serie di settori, incluso il mercato del lavoro e l’accesso alla vita politica e alle cariche decisionali, condizionano le scelte delle donne nei loro studi ed in ambito professionale e comportano che le politiche e le strategie adottate generino risultati ed impatti diseguali tra uomini e donne”.

Anche la Relatrice Speciale dell’ONU contro la violenza sulle donne, nel suo rapporto sulla missione in Italia (2012), descrivendo la situazione generale delle donne nella società ha evidenziato che:
“gli stereotipi di genere, che determinano il ruolo di uomini e donne nella società, sono profondamente radicati. Le donne portano un pesante fardello nei lavori domestici, mentre il contributo degli uomini è tra i più bassi al mondo. Con riferimento alla rappresentazione delle donne nei media, nel 2006, il 53% delle donne apparse in televisione era muta, mentre il 46% era associata a temi di sesso, moda, bellezza e solo il 2% a temi sociali e professionali”.

Cosa è stato fatto dai nostri governi, tra il 2005 e il 2013, per rispondere ai solleciti di Onu e Cedaw? Niente.

Per questo l’Italia è 98 posizioni dietro al Burundi per quanto riguarda le opportunità economiche riservate alle donne (slide 23 del Global Gender Gap Report 2012).

Capisco che in questo Paese, abituato a glissare sistematicamente sul tema discriminazioni di genere, possa creare stupore una Presidente della Camera che invece ci invita tutti a riflettere, per innescare un cambiamento.

Leggi l’articolo completo

 

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