Archivio per Immagine Differente

Lettera aperta al Sindaco Giuliano Pisapia e al nuovo Consiglio metropolitano PER UN PRECISO IMPEGNO CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE NEL NUOVO STATUTO METROPOLITANO

logo_cgil_csl_uil

Prot. 767
Class II

CGIL MILANO- CISL MILANO METROPOLI -UIL MILANO LOMBARDIA

Lettera aperta al Sindaco Giuliano Pisapia e al nuovo Consiglio metropolitano
PER UN PRECISO IMPEGNO CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE NEL
NUOVO STATUTO METROPOLITANO

Cgil Cisl Uil  di  Milano ritengono doveroso  e  non  rinviabile contemplare, fra  le  nuove
regole  statutarie,  il  principio  della  battaglia contro  la  violenza  sulle   donne,  piaga
sociale  che  vede ancora una forte distanza  fra donne  e  uomini  per  arginare  questo
fenomeno  di  forte  rilevanza  sociale,  che  segna  vergognosamente  la  nostra società
con numeri altissimi  e  insopportabili  di  casi  di  violenza domestica e femminicidi.

CGIL CISL UIL DI MILANO CHIEDONO CHE LO STATUTO DELLA NUOVA CITTA’ METROPOLITANA CONTEMPLI FRA LE SUE NORME UN PRECISO IMPEGNO CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE COSI’ COME DI SEGUITO ENUNCIATO:

“In adesione  alla  Convenzione di  Istanbul  e  in  particolare all’art. 7 della stessa – che
prevede espressamente come  le  misure legislative  e  di  altro  tipo, necessarie  a dare
attuazione alle fi nalità  della  convenzione  stessa, debbano coinvolgere tutti  i  soggetti
pertinenti quali le agenzie governative, i parlamenti e le autorità nazionali, regionali e locali – la Citta’ metropolitana di Milano si impegna a condannare la violenza domestica e ogni altra forma di violenza contro le donne e, riconoscendo la natura strutturale e culturale della violenza come basata sul genere, si impegna, con tutti i suoi mezzi e a tutti i livelli istituzionali, a contrastare ogni forma di discriminazione.

CHIEDIAMO CHE TUTTE LE ASSOCIAZIONI E LE FORZE POLITICHE SOSTENGANO IL NOSTRO APPELLO CHE INTENDIAMO DIVULGARE A TUTTA LA CITTADINANZA E ALLE DIVERSE ORGANIZZAZIONI TERRITORIALI.

Milano, 31 luglio 2014

vedi documento

PUBBLICITÀ SESSISTA: MILANO RALLENTA GLI ALTRI CORRONO. FARE DI PIÙ

Pubblichiamo l’articolo di Donatella Martini, Presidente dell’associazione Donne in Quota, apparso in “Arcipelago Milano”, settimanale milanese di politica e cultura.

Il sessismo nei media (e nella società) è un problema culturale e come tale dovrebbe essere affrontato, sicuramente partendo dall’educazione di base dei nostri figli ma (in)formando anche gli adulti, siano essi genitori o insegnanti, come dicevamo su queste colonne il 9 luglio.

04martini28FBLe proposte suggerite dalle componenti del tavolo Donne e pubblicità, costituito dalla delegata alle Pari Opportunità del Sindaco Pisapia, partivano proprio dal cambiamento culturale, affrontato su due livelli: il primo e più importante sicuramente riguarda il lavoro nelle scuole ma richiede tempi lunghi e quindi, data l’emergenza, deve essere coadiuvato dall’intervento del legislatore, come già successo in molti paesi europei. Con una legge, la società cambia, evolve più rapidamente, come sta già succedendo per esempio con la legge Golfo/Mosca sulle quote rosa nei Consigli di amministrazione: finalmente il processo di cooptazione dei componenti dei C.d.A. si è aperto anche alle donne.

Il Comitato Immagine Differente, formato dalla CGIL – Camera del Lavoro di Milano, da DonneinQuota e da un’altra associazione, le Amiche di ABCD, al tavolo Donne e Pubblicità del Comune di Milano aveva chiesto il sostegno al disegno di legge “Sulla parità e la non discriminazione tra i generi nell’ambito della pubblicità e dei mezzi di comunicazione”, depositato in Parlamento nel 2010. In Italia esiste infatti un vuoto normativo che altri paesi europei hanno colmato da anni. In Spagna poi, la pubblicità sessista è illegale e la proibizione è inserita nella legge contro la violenza di genere. È una legge del 2004 e si intitola “Misure di prevenzione contro le violenze di genere“.

Il disegno di legge proposto del Comitato Immagine Differente tutela la dignità della donna, ma anche dell’uomo, nella pubblicità e nei mezzi di comunicazione e promuove l’affermazione di un’immagine egualitaria e non stereotipata di ambedue i generi nella società. E istituisce una Commissione garante nel Ministero per le Pari Opportunità, che ha il compito di valutare d’ufficio o su segnalazione la liceità della pubblicità e della comunicazione e può disporre con provvedimento motivato la sospensione provvisoria di campagne pubblicitarie in violazione della presente legge e ordinare la rimozione delle medesime.

Questo articolo è, a nostro avviso, molto importante perché attribuisce il controllo dell’immagine delle donne nei media al Ministero delle Pari Opportunità (o dei Diritti delle Donne, come piacerebbe a noi si chiamasse), un ente pubblico preparato a farlo. Peccato che dal governo Monti in poi il Ministero delle Pari Opportunità sia stato “declassato” a semplice Dipartimento e, di conseguenza, non abbiamo una Ministra alle Pari Opportunità dai tempi di Mara Carfagna. Ma questa è un’altra questione.

È, secondo noi, un grosso errore delegare all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) la gestione dell’immagine delle donne in pubblicità. Lo IAP è formato da avvocati e giuristi che non si capisce come mai si debbano intendere di pubblicità, men che meno di sessismo in pubblicità. Si avvalgono anche di consulenti esterni per affrontare alcune tematiche ma non di esperte di genere, le uniche in questo caso con la preparazione idonea. Ciò che propone il ddl differisce totalmente da quanto fatto finora, a partire dal protocollo che la Ministra alle Pari Opportunità Mara Carfagna firmò con lo IAP nel 2011, già citato nel precedente articolo.

Le intenzioni della Ministra erano buone in quanto cercava di ovviare a una grossa magagna dello IAP: la lentezza nei procedimenti. Le campagne pubblicitarie, infatti, durano 15 giorni e se la verifica delle segnalazioni non avviene celermente, è perfettamente inutile farle. Ma prima di firmare questo protocollo bisognava, secondo noi, ragionare sullo IAP. La Ministra non l’ha fatto, ha scelto di non ascoltare il territorio. E noi stiamo ancora pagando i suoi errori e le sue omissioni.

La nostra richiesta di sostegno al ddl non è stata accolta dalla delegata del Sindaco Pisapia, forse perché necessitava troppo coraggio. Già nel 2010 alla prima audizione sull’argomento che la Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano, allora guidata da Patrizia Quartieri, DonneinQuota propose una soluzione semplice, a costo zero: far firmare alle concessionarie di pubblicità un codice etico, contestualmente alla firma del contratto di concessione degli spazi pubblicitari, a protezione dell’immagine delle donne. Nel caso di infrazione, la concessionaria perde la concessione ma deve continuare a pagare gli spazi.

Allora la giunta era di centro destra e, come ci aspettavamo, non ha accolto la nostra proposta. Dalla giunta Pisapia invece non ci aspettavamo proprio questo finto ascolto. L’Italia però fortunatamente non è solo Milano, con la sua delibera tanto sbandierata ma poco efficace perché interessa solo il 7% degli spazi pubblicitari. Dapprima Rimini nel 2012 ma quest’anno in regione Emilia Romagna e proprio in questi giorni a Bologna stanno accadendo cose interessanti.

Il Protocollo contro la pubblicità sessista del Comune di Rimini, fortissimamente voluto dall’Assessora alle Politiche di Genere Nadia Rossi, è un encomiabile esempio di pragmatismo, replicabile nelle piccole città. Le agenzie di pubblicità e di comunicazione presenti sul territorio riminese si sono impegnate a rispettare la normativa europea in materia (la già citata Risoluzione del Parlamento Europeo n° 2038/2008 e successive) e a non diffondere immagini discriminatorie contro le donne.

La città di Bologna, invece, potrebbe essere la prima città in Italia a vietare negli spazi pubblici l’affissione di pubblicità sessiste. La Presidente del Consiglio Comunale Simona Lembi e la consigliera Mariaraffaella Ferri hanno presentato proprio in questi giorni un Ordine del giorno in Consiglio per modificare il regolamento comunale per le concessioni pubblicitarie.

È datato marzo di quest’anno il Protocollo d’intesa che l’assessora alle Pari Opportunità della Regione Emilia Romagna, Donatella Bortolazzi, ha firmato con la presidente del Corecom (Comitato Regionale per le comunicazioni) della stessa regione, Giovanna Cosenza, e con altri ancora. Anche se non è specificatamente diretto alla pubblicità, i firmatari si propongono di incidere sui cambiamenti culturali, promuovendo un’immagine equilibrata e plurale di donne e uomini, che contrasti gli stereotipi di genere nei media e favorisca la conoscenza e la diffusione dei principi di uguaglianza, pari opportunità e valorizzazione delle differenze.

Giovanna Cosenza, docente di semiologia all’Università di Bologna, si occupa da anni di pubblicità sessista e non ci sorprende che, diventata Presidente del Corecom nel 2013, abbia egregiamente lavorato sul tema. Ci piacerebbe che tutte/i le/i presidenti dei Corecom si adoperassero in merito, a partire da Federica Zanella, la Presidente del Corecom Lombardia.

Dal 2008, anno in cui DonneinQuota ha iniziato a occuparsi di pubblicità sessista, a oggi la situazione è cambiata. Innanzitutto l’opinione pubblica ha acquisito sensibilità al tema, grazie all’opera di divulgazione alla cittadinanza di tante associazioni femminili come la nostra. Ma altre donne hanno risposto all’appello, a partire dall’ex Ministra Mara Carfagna per finire alle consigliere e assessore comunali, provinciali e regionali di tutta Italia o alla Presidente del Corecom Emilia Romagna. Hanno sicuramente aiutato le esternazioni sul tema dell’ex Ministra Elsa Fornero e della Presidente della Camera, Laura Boldrini. Anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è espresso più volte sul sessismo in pubblicità.

Certo, non tutto quello che è stato fatto è buono, ma può essere sicuramente migliorato se si ascoltano le realtà che si occupano di questo tema da anni. Per quanto ci riguarda la soluzione è alquanto semplice: educazione alla parità dalle scuole materne e una legge nazionale contro il sessismo nei media. Bisogna solo volerlo.

Donatella Martini
presidente associazione Donne in Quota

#BringBackOurGirls – Anche la Camera del Lavoro di Milano si mobilita

#BringBackOurGirls

Anche la Camera del lavoro di Milano si mobilita per sensibilizzare l’opinione pubblica e richiedere la liberazione delle giovani studentesse nigeriane rapite.

Ecco le foto.

 -BRING BACK OUR GIRLS-04-1

-BRING BACK OUR GIRLS-05-5

-BRING BACK OUR GIRLS-06-2

-BRING BACK OUR GIRLS-07-3

-BRING BACK OUR GIRLS-08-4

-BRING BACK OUR GIRLS-11-6

La Commissione di Vigilanza Rai approva il nuovo Contratto di Servizio con (quasi) tutte le osservazioni di DonneinQuota

Il Contratto di servizio tra il Ministero dello sviluppo economico e la RAI Radiotelevisione italiana S.p.a. per il triennio 2013-2015, ha appena superato il vaglio della Commissione Parlamentare.

Occorre sottolineare il contributo apportato dall’Associazione DonneinQuota, che tramite le puntuali osservazioni presentate, sia durante la preparazione con il Viceministro Catricalà che in audizione in Commissione Vigilanza, ha contribuito in modo sostanziale, dal punto di genere, alla stesura del Contratto stesso.
E’ un grosso successo, non solo per le persone di DQ, ma per tutte noi donne.

Un doveroso grazie all’Associazione “DonneinQuota”.

COMUNICATO STAMPA

Il Contratto di Servizio 2013-2015 che ha appena superato il vaglio della Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi  è un grosso passo avanti per le donne italiane.

Se il Contratto di Servizio scaduto conteneva per la prima volta nella storia della tv pubblica alcuni emendamenti sull’immagine della donna in televisione – peraltro mai applicati – la nuova edizione ha fatto un balzo in avanti verso una rappresentazione del genere femminile meno stereotipata e più attenta alla realtà.

L’associazione DonneinQuota ringrazia il Presidente Fico e tutta la Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi per la sensibilità mostrata nell’accogliere i nostri suggerimenti durante l’audizione che si è svolta l’8 gennaio a Roma.

La bozza del Contratto di Servizio che è arrivata in Commissione lo scorso ottobre conteneva già quasi tutte le osservazioni che DonneinQuota, l’Avv. Barbara Spinelli, Claudia Signoretti di Pangea avevano inviato e discusso con l’ex Viceministro Catricalà, il primo destinatario dei nostri più sentiti ringraziamenti.

Possiamo essere orgogliose del lavoro compiuto, svolto sempre tenendo presente le future generazioni, anche nella consapevolezza che il compito più arduo consisterà nel far applicare le norme “di genere” inserite nel Contratto.

Milano, 11 maggio 2014

Ufficio stampa

d.martini@donneinquota.org

www.donneinquota.org

Documenti:

Audizione in Commissione Vigilanza RAI

Commissione Vigilanza RAI – PARERE APPROVATO – 7 Maggio 2014

Atto del Governo sottoposto a parere parlamentare n. 31  - Schema di contratto di servizio tra il Ministero dello sviluppo economico e la RAI-Radiotelevisione Italiana Spa, per il triennio 2013-2015

 

Vigilanza_RAI_DonneinQuota

25 Novembre 2013 – GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE – Iniziative di Milano

25 novembre 2013 – GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Milano con le donne contro la violenza.

Un piano di azioni concrete. Cgil Cisl Uil, Enti e Associazioni al fianco delle istituzioni per contrastare la violenza contro le donne.

DISCUTIAMONE INSIEME ALLE ISTITUZIONI, AI CITTADINI E ALLE CITTADINE MILANESI PIAZZA SAN BABILA DALLE ORE 11.00 ALLE ORE 16.00

iniziativa_violenza_e_femminicidio_580

vedi locandina

violenza_e_femmicidio_580 violenza_e_femminicidio_580

violenza_e_femmicidio_580

vedi pieghevole