DDL – DISEGNO DI LEGGE

Proposta di legge sulla parità e la non discriminazione tra i generi nell’ambito della pubblicità e dei mezzi di comunicazione

Articolo 1 (Finalità e definizioni)

1. La presente legge ha lo scopo di tutelare la dignità della donna e dell’uomo nella pubblicità e nei mezzi di comunicazione nonché di promuovere, attraverso questi, l’affermazione di un’immagine egualitaria e non stereotipata della donna e dell’uomo nella società.

2. Ai fini della presente legge:

a) per “pubblicità” si intende qualsiasi forma di messaggio che sia diffuso, in qualsiasi modo, nell’esercizio di un’attività commerciale, industriale, artigianale o professionale allo scopo di promuovere la vendita di beni mobili o immobili, la costituzione o il trasferimento di diritti ed obblighi su di essi oppure la prestazione di opere o di servizi;

b) “mezzi di comunicazione” sono la stampa, il cinema, la radio, la televisione e internet, siano essi pubblici o privati.

Articolo 2 (Pubblicità e comunicazione illecite)

1. È vietato utilizzare in modo vessatorio o discriminatorio ai fini della presente legge l’immagine della donna e dell’uomo.

2. Si considera illecita la pubblicità che utilizza il corpo delle donne e degli uomini in modo offensivo della dignità della persona, che assimili l’immagine femminile e maschile o parti del corpo ad oggetti o ai prodotti pubblicizzati, o che infine, accompagni l’immagine di uomini o donne ad altra immagine che richiami o evochi atti o attributi sessuali, sempre che il riferimento non sia assolutamente necessario alla descrizione del prodotto pubblicizzato.

3. Si considera altresì illecita la pubblicità che direttamente o indirettamente contribuisce alla diffusione di stereotipi, di violenza e discriminazioni legate al genere.

4. Alla stessa stregua devono considerarsi illecite le trasmissioni televisive di intrattenimento che prevalentemente presentino contenuti lesivi della dignità della persona ai sensi dei commi primo e secondo del presente articolo.

Articolo 3 (Amministrazioni pubbliche)

1. Le Amministrazioni pubbliche vigilano sul rispetto dei principi espressi negli artt. 1 e 2 e segnalano alla Commissione garante di cui all’art. 5 le eventuali violazioni.

2. Le Amministrazioni pubbliche sono tenute a promuovere l’adozione, da parte dei mezzi di comunicazione, di accordi di autoregolamentazione atti a contribuire all’osservanza della legislazione in materia di parità tra le donne e gli uomini.

Articolo 4 (Mezzi di comunicazione)

1. I mezzi di comunicazione devono trasmettere un’immagine egualitaria, plurale e non stereotipata delle donne e degli uomini e promuovere la conoscenza e la diffusione del principio di parità di genere.

2. I mezzi di comunicazione promuovono la protezione e la tutela dell’uguaglianza tra uomini e donne ed evitano ogni discriminazione tra loro.

3. I mezzi di comunicazione adottano azioni specifiche rivolte alla tutela dei minori e alla promozione di una immagine di uomini e donne adeguata allo sviluppo equilibrato della loro personalità.

Articolo 5 (Commissione garante)

1. Presso il Ministero per le Pari Opportunità è istituita una Commissione  garante composta da membri nominati di comune intesa dal Ministro per le Pari Opportunità, dal Ministro del Lavoro e dai rappresentanti delle Camere di commercio, delle Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, dalle Associazioni femminili e maschili attive nella tutela dei valori e degli interessi oggetto della presente legge ed iscritte in apposito elenco.

2. La Commissione ha il compito di  valutare d’ufficio o su segnalazione la liceità della pubblicità e della comunicazione.

3. A detta Commissione possono ricorrere Enti ed Uffici pubblici e privati e chiunque vi abbia interesse, al fine di ottenere l’inibizione della pubblicità o della comunicazione ritenuta illecite ai sensi della presente legge nonché la loro continuazione.

4. La Commissione può disporre con provvedimento motivato la sospensione provvisoria di campagne pubblicitarie in violazione della presente legge e ordinare la rimozione delle medesime.

5. Il Regolamento determina il numero dei componenti della Commissione, le modalità di nomina, la durata in carica, i criteri per la formazione dell’elenco di associazioni di cui al primo comma nonché le modalità più rapide per la presentazione delle segnalazioni e per la tempestiva deliberazione sulle stesse.

Articolo 6 (Della rimozione)

1. La rimozione della pubblicità e della comunicazione considerate illecite e i costi del procedimento davanti alla Commissione sono a carico dell’azienda promotrice della pubblicità o della comunicazione.

Articolo 7 (Delle sanzioni)

1. In caso di inosservanza del divieto disposto dalla presente legge in ordine alla discriminazione fra generi nella pubblicità, si applicano le sanzioni previste dall’art. 27, commi 7° e 10°, del d.lgs. 206 del 2005, aumentabili fino a un terzo.

2. In caso di inosservanza delle disposizioni della presente legge da parte dei mezzi di comunicazione, si applicano le sanzioni previste dall’art. 51, comma 2°, lett. a), del d.lgs. n. 177 del 2005, aumentabili fino a un terzo.

3. In quest’ultimo settore, vi è una competenza prevalente e specifica della Commissione garante rispetto agli altri organi chiamati a intervenire nel settore dei mezzi di comunicazione.

4. I ricorsi avverso le decisioni adottate dalla Commissione rientrano nella competenza esclusiva del giudice amministrativo.

Articolo 8 (Distintivo per le aziende che utilizzano pubblicità e/o comunicazione non sessiste)

1. La Commissione crea un distintivo per riconoscere le aziende che si distinguono per l’utilizzo di pubblicità e comunicazione non discriminatorie nei confronti di donne e uomini che potrà essere utilizzato per fini pubblicitari.

2. Il regolamento attuativo stabilisce le modalità di concessione del distintivo.

3. La Commissione controlla che le aziende titolari del distintivo si comportino conformemente agli impegni proposti e, in caso di violazione degli stessi, procede al ritiro del distintivo.

Articolo 9 (Il regolamento attuativo)

1. Il regolamento attuativo verrà emanato entro 6 mesi dall’entrata in vigore della presente legge, d’intesa fra i due Ministeri, del Lavoro e per le Pari Opportunità.

Articolo 10 (Formazione)

1. Alle Università, alle Amministrazioni pubbliche, alla Commissione per le Pari Opportunità, di cui al d.lgs 11 aprile 2006, n. 198, e alla Commissione garante nell’ambito dei rispettivi compiti è affidata la promozione di attività di formazione specifica.

2. Agli stessi organismi è altresì affidato il compito di promuovere iniziative pubbliche per la diffusione di una comunicazione rispettosa dei principi contenuti nella presente legge e di favorire l’equilibrata socializzazione di genere e l’adeguato sviluppo di bambini e adolescenti, che potrebbero essere compromessi dalla diffusione di stereotipi, di violenza e di discriminazioni legate al genere.

4 commenti

  1. pietro greppi scrive:

    chi associa impropriamente prodotti a corpi femminili (ma anche maschili) sono persone che vengono considerate da aziende e istituzioni “professionisti della comunicazione” che lavorano al soldo delle imprese per produrre risultati commerciali. QUesto scopo passa ormai da troppi anni sotto traccia come se il fine giustificasse il mezzo. Ed è diventato un modello duplicato, reiterato e amplificato dal sistema dei Media in cui (ancora una volta voglio sottolinearlo) lavorano persone che potrebbero intervenire per evitarlo essendoci tra le altre cose già strumenti e vincoli professionali per farlo. Ma questi vincoli (Istituto di Autodisciplina) vengono bellamente ignorati o aggirati da “questi professionisti”. Guardiamo i giovani e anche molti adulti intorno a noi quanto siano formati in modo deformante da questo modo (che alcuni chiamano “strategia”) di suggerire un prodotto.

    • dolores scrive:

      Queste cosidetto ‘professioniste’ non hanno una vene di creatività nei loro corpi. Sembrono tutti ideati da le stesse persone, sono cosi simile uno al altro. Non ho visto da anni, una pubblicità ne interessante ne intelligente. Refiuto di comprare qualsiasi prodotto segnalate da un certo tipo di pubblicità ( anche se il prodotto e buono!) che usano le corpe femminile ( anche maschile) in una maniera volgare o dispettoso verso l’essere umana. E difficile quardare la pubblicità anche con i figli. Purtroppo, qui in italia siamo abituati a cambiare canale in continuazione ( on non guardare affatto! ). Essendo straniera posso assicuravi che si puo fare la pubblicità in una maniere molto diverso e molto, molto creativa.

  2. Laura scrive:

    Ottima iniziativa, ma in Parlamento esiste già un disegno di legge sulla pubblicità sessista, presentatao dall’IDV al Senato. Sarebbe più facile sostenere quello, chiedendo insistentemente che venga esaminato il prima possibile.

  3. Giulia Pasini scrive:

    Il messaggio pubblicitario, o di altro tipo,che mi attrae è creatività, genio, ricerca, intuizione, sensibilità e rispetto per sè, per l’uomo / donna, per i sentimenti, le emozioni, i bambini, gli animali, la natura…